Servono piu’ donne nei CDA. Intervista con Abravanel su Corriere TV.


Nella rubrica Merito e e Regole di Corriere TV il giornalista Daniele Manca intervista Roger Abravanel che nel suo libro Meritocrazia (Hoepli, 2008) affermò che la presenza delle donne nei consigli di ammnistrazione  è un fattore importantissimo per favorire lo sviluppo economico. Il giornalista Daniele Manca domanda quindi come mai un liberale come Abravanel è disposto a sostenere la necessità delle quote rosa nei CDA delle imprese ma Abravanel nell’intervista sgombra subito il campo da ogni dubbio:

“Io non sono un amico delle donne, io sono amico delle imprese. E’ stato dimostrato  che avere più donne nei consigli di amministrazione migliora il govverno delle imprese e le imprese italiane hanno un grande bisogno di migliorare la loro governance.  Ricordo che l’ultimo report del World Economic Forum mette l’Italia al 126° posto subito dopo il Mozambico come qualità dei CDA delle imprese.”

Guarda il video dell’intervista

Chi è Roger Abravanel?

Nato a Tripoli nel 1946, laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, master in business administration all’Insead di Fontainbleau, ha lavorato per trentaquattro anni in McKinsey come consulente di aziende italiane e multinazionali in Europa, America ed Estremo Oriente. Nel 2006 ha lasciato la McKinsey ed è attualemente consigliere di amministrazione di varie aziende e advisor di fondi Private Equity in Italia e all’ estero. E’ autore di saggi e articoli, tra i quali Privatizzare per liberalizzare (1993), I distretti tecnologici (2001), Le sfide della crescita delle imprese famigliari italiane (2006), Scelte coraggiose per sviluppare un’economia di servizi (2006).

Discussion2 Comments

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  • giulia mafai ago 03, 2011 

    credo che la modesta presenza della forza femminilke , sia anche attribuibile a una basilare mancanza di stima e fiducia in noi stesse, e che spesso nella dirigenza femminilie viene è sostituita da una forma di arroganza e ,di prepotenza, passando quindi da un eccesso di umiltà all’altro ,come lo spazio al femminile non fosse un fatto semplicemente naturale,ma che vada sempre e comunque sottolineato e da considerare eccexzionale come un regalo ,invece di un diritto..

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