Quote rosa, siete d’accordo?


Siete d’accordo con l’introduzione delle quote rosa nelle aziende italiane?
Questa domanda la stiamo facendo alle 120 imprese che fanno parte del campione di indagine Fattore D ma ci piacerebbe avere il parere anche di tutti i lettori del blog. Per questo abbiamo deciso di partire proprio da questo quesito:

Il Senato ha recentemente approvato il ddl che dal 2015 obbliga le aziende quotate in borsa a riservare nei cda una quota di donne pari almeno al 30% dei posti. Siete d’accordo?


Discussion4 Comments

  • Alessandra Alboni apr 05, 2011 

    In un mondo “normale” non dovrebbero esistere questi tipi di soluzioni per favorire le donne nel mondo del lavoro, soprattutto nei ruoli dirigenziali, ma ormai è un dato di fatto che ci siano stereotipi sessisti; credo quindi che l’introduzione delle quote rosa sia un’ottima soluzione per dare un’opportunità al talento delle donne.

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  • Eleonora Polacco apr 06, 2011 

    Inizialmente ero contraria alle quote rosa, ho sempre pensato che, in linea di principio, fosse fondamentale guadagnarsi ruolo e posizione per merito e talento e non per imposizioni percentuali.
    Nella mia società, il cda è composto per la maggioranza da donne sotto i 35 anni, non per questioni percentuali.
    Tuttavia ho cambiato idea.
    Nell’ultimo mese ho partecipato ad 1 convegno di Urbanistica e a 2 incontri di organizzazione e pianificazione per progetti territoriali: ero sempre l’unica donna e l’unica sotto i 35 anni…
    Non mi è piaciuto, mi sono sentita in difficoltà e non per motivi collegati alla mia preparazione o alla mia esperienza.
    Perciò sì alle quote rosa!

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  • admin apr 06, 2011 

    Grazie Alessandra e Eleonora per il vostro contributo!
    Eh già in effetti le donne in primis non fanno salti di gioia per le quote rosa.
    Proprio stasera la docente Paola Profeta, coautrice del libro Donne in attesa, nell’incontro organizzato a Ravenna da Fidapa spiegava che in qualche modo dall’empasse bisogna uscire. E se non sono riusciti a farne a meno in paesi come la Norvegia dove il talento femminile è di certo più valorizzato che in Italia è difficile pensare che noi ci riusciamo senza forzature. Certo guadagnare posizioni per merito e talento da più soddisfazione che avanzare per diritto: ma se l’alternativa è avere merito e talento e vivere con la frustrazione di non vederli riconosciuti beh, viva le quota rosa!

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