Non solo protagoniste, ma registe dell’economia


Le donne sono una risorsa fondamentale per la crescita e lo sviluppo dell’economia? La presenza delle donne nel mondo del lavoro e dell’impresa è una questione di rappresentatività democratica?

Se ne è discusso il 14 novembre scorso durante il workshop organizzato presso la Sala Bini di Confcommercio di Ravenna dal Gruppo Terziario Donna di Confcommercio Imprese per l’Italia e Iscom E.R. di Ravenna.

Un recente studio dell’osservatorio del Censis per Confcommercio ha dimostrato come l’imprenditoria femminile nel settore dei servizi sia stata capace di consolidare un modello del fare concreto e innovativo, in grado di rispondere adeguatamente alla crisi economica internazionale di questi ultimi anni. Nell’ultimo anno le imprese femminili del terziario hanno realizzato una crescita dello 0,4% contro lo 0,1% delle imprese non femminili.

“Ciò che non ti uccide ti fortifica” affermava Nietzsche e le donne, generalmente considerate più fragili dal sistema economico, stanno dimostrando l’opposto. Su 5mila nuove aziende costituite nell’ultimo anno nel terziario, solo 1.838 sono state istituite da uomini.

E se non è una questione meramente economica, è una questione sociale?

Il mercato garantisce le pari opportunità, contrariamente a quanto succede nel mondo della politica o della società, dove la competizione si sposta sul piano della differenza di genere. Il ritardo italiano si concentra nel processo di femminilizzazione che ancora stenta: nel nostro Paese sono le donne a laurearsi prima e meglio dei colleghi uomini, ma nel mondo del lavoro il gap che li separa è di 20 punti a favore di questi ultimi.

Le quote rosa possono favorire il processo di femminilizzazione della società?

Le quote rosa, secondo quanto espresso da Patrizia Di Dio, presidente nazionale Gruppo Terziario Donna, è un discorso superato. Le donne oggi rappresentano il 50% della società e dovrebbe essere naturale per una democrazia come la nostra che nella sua Carta costituente si proclama paritaria, garantire una parità di rappresentanza dei generi in tutti gli ambiti.

“La mancanza di una rappresentanza femminile è il sintomo di una democrazia incompleta e impoverita”.

E allora cosa si può fare per ridurre questa disparità di genere?

Secondo Patrizia Di Dio per superare il gap di rappresentanza tra i generi non è necessaria l’emanazione di nuove leggi o di grandi riforme, la soluzione è già presente nel testo Costituzionale e si realizza nelle norme esistenti e nelle sentenze emanate dai Tribunali. Come la sentenza del Tar della Sardegna che recentemente ha annullato l’intera giunta regionale per il mancato rispetto delle quote rosa o la sentenza del 15 luglio scorso del Tar del Lazio che ha azzerato la giunta comunale di Roma per mancato rispetto della rappresentanza femminile imposta dallo Statuto.

Una democrazia paritaria e rappresentativa, sottolinea la Presidente nazionale Gruppo Terziario Donna, si otterrà solo quando la presenza delle donne sarà garantita in tutti gli ambiti di governance nazionale e le scelte non avverranno a discapito della professionalità di ognuno, ma saranno effettuate sulla base del merito, delle competenze e delle esperienze di ciascuno.

Le donne sono una risorsa per lo sviluppo dell’economia del nostro Paese ed è proprio in un momento delicato come questo che la presenza femminile nella governance della società dovrebbe divenire un imperativo categorico, non un caso eccezionale. Non siete d’accordo?

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